Venit hora et nunc est

Nel Vangelo di Giovanni, c’è un momento molto speciale: Gesù incontra una donna, la Samaritana, e le dice qualcosa di sorprendente: «Viene l’ora, anzi è già arrivata, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». Con queste parole Gesù parla di un modo nuovo di incontrare Dio, non più fatto solo di regole e cerimonie, ma di un rapporto sincero, vero, profondo.

Questa idea di «verità» e di «momento giusto» mi fa pensare molto a quello che dice lo psicoanalista Heinz Kohut quando parla del Sé, cioè di quella parte di noi che ha bisogno di essere riconosciuta, accolta e amata per quello che davvero è.

Kohut ci insegna che per crescere e guarire, dobbiamo poterci sentire visti e compresi dagli altri, soprattutto da chi ci sta vicino. Proprio come Gesù invita la Samaritana a superare le barriere che la separano da Dio, anche noi, nel nostro cammino, dobbiamo superare le paure, le maschere e le ferite che ci impediscono di incontrare noi stessi con onestà.

Quando Gesù dice che l’ora è venuta, parla di un momento presente e urgente: è l’ora di vivere la propria verità, di lasciar emergere quello che siamo davvero. Per Kohut, questo avviene nell’incontro vero con l’altro, dove possiamo sentirci accolti senza dover fingere.

Questa verità del Sé è come un fiume sotterraneo che aspetta di scorrere alla luce, e quando finalmente succede, cambia tutto: ci sentiamo più liberi, meno soli, più a casa con noi stessi.

Così, quel momento al pozzo tra Gesù e la Samaritana diventa anche una metafora per ciascuno di noi: il momento in cui smettiamo di nasconderci e iniziamo a vivere con coraggio la nostra autenticità, trovando nella relazione – con Dio, con gli altri, con noi stessi – la forza di essere completi.

In fondo, la fede e la psicologia ci dicono la stessa cosa: la verità e la guarigione nascono quando ci lasciamo incontrare, quando ci lasciamo vedere, senza paura.





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