Omelia nel funerale di zio Francesco Colonna
Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire
Chieuti 11/11/2009
Carissimi, in questo momento i nostri cuori e le nostre menti sono pervasi da sentimenti contrastanti: da una parte proviamo dolore e tristezza per la perdita inattesa di zio Francesco, dall’altra sappiamo che Cristo, con la sua Pasqua, ha sconfitto per sempre e per tutti la morte. E proprio la Pasqua, evocata dal cero pasquale posto qui davanti alla bara, con il suo messaggio di speranza, sta al centro di questa celebrazione con cui diamo l’estremo saluto al caro Francesco. Dire Pasqua significa dire risurrezione, quella risurrezione che “non è una teoria, ma una realtà storica rivelata dall’Uomo Gesù mediante la sua “pasqua”, che ha aperto una “nuova via” tra la terra e il Cielo (cfr Eb 10,20). Non è un mito né un sogno, non è una visione né un’utopia, non è una favola, ma un evento unico ed irripetibile: Gesù di Nazaret, figlio di Maria, che al tramonto del Venerdì è stato deposto dalla croce e sepolto, ha lasciato vittorioso la tomba”. (Benedetto XVI, Messaggio Urbi et Orbi Pasqua 2009).
È per me difficile parlarvi vivendo anch’io il dolore per la perdita del carissimo zio Francesco, ma la fede nella risurrezione è l’unica risposta al senso di vuoto e di smarrimento che avvertiamo di fronte alla morte. Per chi non ha fede la morte è solo l’ultimo e definitivo fallimento dell’uomo, per noi non è, e non può essere così, Gesù con la sua morte e risurrezione ha dato un nuovo senso alla vita, alla nostra vita e quindi anche alla morte. Cristo ha “ucciso” la morte che uccideva l’uomo.
Carissimi, non lasciamoci vincere dal turbamento di fronte alla perdita del caro Francesco, ma apriamoci alla speranza che viene dalla fede. Apriamoci a quella speranza che ci consente di fare nostre la parole di s. Paolo “sappiamo che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna nei cieli”. ed è quest’abitazione che zio Francesco è andato a prendere Lunedì mattina, quando a sessantanove anni ha lasciato questo mondo per tornare al Padre che è nei cieli.
Cosa lascia di se zio Francesco? Sicuramente un grande vuoto, la mancanza della sua presenza, della sua figura; ma anche tanti ricordi meravigliosi. Era un uomo a cui bastava poco per convincerlo che la sua vita non è stata una fregatura ed oggi siamo qui non solo per salutarlo, ma per ringraziare il Signore per il tempo vissuto insieme, per quanto ci ha concesso di vivere durante tutto il tempo che tra alti e bassi abbiamo condiviso questa bella avventura terrena. Francesco ha testimoniando la fede dei semplici, fatta di poche parole, qualche preghiera, ma di tanti fatti, di tanta testimonianza vissuta sulla propria pelle, nella proprio vita. Proprio per questo possedeva la serenità di chi di questa fede si è sempre abbeverato.
Franco è stato un marito fedele, premuroso, attento alle necessita della famiglia, di Antonio suo figlio prediletto e delle tante persone amiche che orbitavano intorno e dentro casa. Non era perfetto così come noi non siamo perfetti: come tutti anche lui portava il peso dell’umanità ferita, a volte limitata e fragile. Ma proprio quella sua umanità lo rendeva così prezioso agli occhi di Dio, che lo ha amato e lo ama perché suo figlio. Proprio come ama tutti noi, al di là delle nostre incapacità e fragilità. Allora di zio Francesco, di noi, del nostro vissuto, delle nostre persone cosa resterà? resterà solo l’amore che siamo riusciti a donare agli altri, tutto il resto svanisce. Solo ciò che doniamo, lo possediamo veramente. Sicuri allora che l’amore non muore ringraziamo il Signore di tutto l’amore che, anche attraverso zio Francesco, ci ha donato.
Alla Madre di Gesù e Madre nostra, affidiamo di cuore Francesco. Siamo certi che Ella, assunta in cielo, vorrà accoglierlo per introdurlo nella casa del Signore, ove potrà godere in eterno la pienezza della pace. Amen.

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