
L’Amore mi accolse, ma l’anima mia indietreggiò
colpevole di polvere e peccato.
Ma chiaroveggente l’Amore,
vedendomi esitare fin dal mio primo passo,
mi si accostò con dolcezza,
domandandomi se qualcosa mi mancava.
«Un invitato – risposi – degno di essere qui».
L’Amore disse: «Tu sei quello!».
«lo, il malvagio, l’ingrato?
Ah mio diletto, non posso guardarti».
L’Amore mi prese per mano, sorridendo rispose:
«Chi fece questi occhi se non io?».
«É vero, Signore, ma li ho insozzati;
che vada la mia vergogna dove merita».
«E tu non sai
– disse l’Amore –
chi ne prese il biasimo su di sé?».
«Mio diletto, allora servirò…».
«Bisogna che tu sieda
– disse l’Amore -,
che tu gusti il mio cibo».
Allora mi sedetti e mangiai.
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